“Doppia visione” Italo Bolano e Mario Luzi

Italo Bolano e Mario Luzi
nel segno di un sodalizio d’arte e amicizia
di Erica Romano

Doppia visione di Italo Bolano e Mario Luzi, a cura di Erica Romano, presso l’Open Studio Italo
Bolano è la una mostra dedicata alle opere realizzate a quattro mani dai due grandi artisti.
La Fondazione Italo Bolano è lieta di presentare al pubblico, per la prima volta dopo molti anni,
l’intero ciclo composto da 13 lavori cu carta che Italo Bolano
(Portoferraio, 1936 – Prato, 2020)
dedicò all’amico e poeta Mario Luzi (Firenze, 1914 – 2005) a cavallo della pubblicazione di Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (1994), a cui quasi tutte le opere sono direttamente ispirate.
Ad eccezione di “Libertà! Verso l’Elba”, volutamente dedicata all’isola tanto amata da entrambi,
Luzi trasse dal proprio testo, quasi come fosse una nuova ispirazione dal se stesso visto per
immagini, le parole che Bolano aveva reso immagini vivide di un sentimento rarefatto e sublime,
per apporle così come titoli sul recto delle 13 carte autografe. L’autenticazione del ciclo, infatti, è garantita dalla doppia firma di Bolano e di Luzi presente su ogni singolo pezzo e dove, sopra
quest’ultima, troviamo i titoli scelti e riportati a pennarello nero dal poeta. Anche le cornici
rappresentano qualcosa di molto emblematico della loro collaborazione, in quanto furono da loro stessi pensate per accompagnare la visione dei lavori nel corso della loro lunga “vita espositiva”.
Ciclo di successo, tuttavia dal 2005 ad oggi non era più stato esposto nella sua interezza, in quanto la carta “S’incendia l’aria, il visibile” fu donata da Bolano al “Centro Studi Mario Luzi – La Barca” di Pienza e che, per concessione del Presidente Alfiero Petreni, torna per l’occasione a chiudere il cerchio di una storia di profonda amicizia nata sotto il segno dell’amore per l’arte e la bellezza.
Le opere abbracciano una panoramica sognante, dove la parola “vola alta” nel cuore e nella mente dei due artisti, per tradursi nella soluzione univoca di una doppia visione tra gestualità eloquente e parola visibile. Dalle dense pagine che accompagnano il viaggio immaginario del pittore medievale Simone Martini verso la sua terra senese, per Luzi un vero e proprio alter ego, ci muoviamo verso le pennellate vivaci di un Bolano che torna sempre alla sua Elba, come un
irresistibile richiamo alla libertà e alla sua vocazione interiore. Il fascino dell’incontro tra parole e immagine ha dato vita ad una nuova grammatica di simboli, ad una produzione in cui il pittore ha potuto esprimere la freschezza del suo sentire unita ad un gesto sintetico che si fa lirico e sospeso tra cielo e terra. Impenetrabili pur nella loro immediata chiarezza, le parole non ricadono su stesse, anzi, sono a loro volta tradotte in forme inesprimibili ma limpide per lo spirito che guida la ragione.
In questo che potremmo definire un viaggio verso le origini e la consapevolezza della propria più intima natura, scopriamo allora che ciò che ogni volta vedremo rappresentato su queste semplici carte sarà dettato da una relazione, ovvero dal processo quasi segreto e silenzioso di un’affinità elettiva. Un’affinità originata da un innamoramento appassionato per l’Arte e la terra natia quale madre-origine ispiratrice, e confluita in un lavoro corale che dispiega nel tempo tutta la forza di una “quiete accesa” (Ungaretti docet), come solo un vero amore può essere.

Link al video dell’Inaugurazione, dall’Archivio Fabrizio Borghini